7.10.08

Reimparare ad ascoltare - La Banca della Memoria

Ti twitto un post per dirti che sì, in realtà non sto facendo nulla di interessante.

E te lo faccio sapere.

A te e a tutti i followers, o ai nodi nevralgici della mia rete FaceBook-LinkedIn-MySpace..

In una assurda corsa all’autoreferenzialità totale del “non ho nulla da dirti, ma in pochi caratteri provo a fartelo sapere”. Anche se magari in questo momento non mi ricordo bene manco chi sei.

 

La rapidità della Rete e della società ci spinge a premere l’acceleratore sul flusso informativo. Diminuendone la qualità. Ma anche, talvolta, trasformandoci in emittenti non più in grado di metabolizzare i dati ricevuti.

Non siamo più capaci ad ASCOLTARE, a tradurre le informazioni in contenuto utile per crescere come persone.

 

Il tempo medio di permanenza su un sito è solitamente pochi secondi.

I video su YouTube hanno successo se durano lo spazio di uno spot televisivo.

L’informazione è meglio chiamarla “info”. Perchè gli ultimi caratteri sono un’inutile perdita di tempo.

 

Poi ti salta fuori un gruppo di ragazzi torinesi con l’idea 2.0 davvero rivoluzionaria: ma questi benedetti strumenti web del giorno d’oggi possono fare anche qualcosa di socialmente utile?

 

La banca della memoria è una lodevole iniziativa 2.0 per raccogliere dalla diretta voce “dei nonni” le esperienze di vita vissuta. La guerra, la fame, i momenti tristi e quelli gioiosi. Ricostruendo dalla diretta voce dei protagonisti il recente passato, “sepolto” dalla logica mordi-e-fuggi cui ci costringe il criterio dominante. Un approccio storiografico vicino e fondamentale, che rappresenta davvero un eccellente esempio di come i servizi web 2.0 possano essere generati DALLE persone PER le persone, con ricadute dirette benefiche e positive sullo sviluppo sociale.

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